Testo dell’opera
Stesso titolo dell’opera 57, versione del 1980.
Sul muro di pietra,
i corvi
sono radunati.
Anche il cumulo di pietre
davanti a loro,
a guardarlo in silenzio,
sembra gente rannicchiata.
Spalla a spalla.
Le teste chine.
Raccolti
in un’unica massa.
Lontano,
sul mare,
galleggia una piccola barca.
Gli uccelli
possono volare.
Ma gli uomini
diventati pietra
non possono lasciare
quel luogo.
Hanno atteso così a lungo
da diventare pietra?
Attendendo
chi se n’è andato,
coloro che restavano
si sono appoggiati
l’uno all’altro
fino a indurirsi
come un solo cumulo?
La barca è lontana.
L’attesa
rimane sulla terra.
Il cumulo di pietre
non è pietra morta.
È la forma
di coloro che,
attendendo chi non torna,
hanno perduto
le parole.
Contesto chiave
Byun Shi-Ji è stato un pittore coreano moderno e contemporaneo che ha dipinto il Fūdo di Jeju non come sfondo, ma come condizione dell’esistenza. Solitudine, attesa, vento e colore dell’erba secca definiscono un modernismo coreano glocale, radicato nel luogo e aperto al mondo.
