Testo dell’opera
Stesso titolo, opera tarda del 2002. Ultimo verso aperto.
A sinistra,
un cavallo.
A destra,
un bue.
Il cavallo
è animale del vento.
Il bue,
animale della terra.
Il cavallo
solleva la testa
e guarda oltre l’orizzonte.
Il bue
abbassa la testa
e guarda la terra
sotto le zampe.
Uno
è la vita che parte.
L’altro,
la vita che resta.
Il cavallo
si volge verso ciò
che non è ancora arrivato.
Il bue
custodisce il luogo
già dato.
Ma un villaggio
non può vivere
solo di partenze.
E la vita
non continua
solo restando.
Qualcuno deve uscire
verso il mare.
Qualcuno deve custodire
la terra del ritorno.
Il cavallo
va verso la possibilità.
Il bue
si fa carico
della durata.
Traendo dal mare,
raccogliendo dalla terra,
il villaggio di mare
vive tra la partenza
e l’attesa.
Un solo sole
sorge uguale
su entrambi.
E una piccola barca
va verso il lato
che il cavallo guarda.
Il bue,
con la testa ancora bassa,
custodisce la terra
dove quella barca
tornerà ad approdare.
La vita
non è scegliere
tra partire
e restare.
Solo perché qualcuno resta,
un altro può partire.
Solo perché qualcuno
custodisce il luogo,
un altro può tornare
Contesto chiave
Byun Shi-Ji è stato un pittore coreano moderno e contemporaneo che ha dipinto il Fūdo di Jeju non come sfondo, ma come condizione dell’esistenza. Solitudine, attesa, vento e colore dell’erba secca definiscono un modernismo coreano glocale, radicato nel luogo e aperto al mondo.
